Disturbi alimentari, anoressia e bulimia

Disturbi alimentari, anoressia e bulimia a Treviso e Venezia

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I DISTURBI ALIMENTARI: ANORESSIA, BULIMIA E BINGE EATING DISORDER
"E' bene, nella vita come ad un banchetto, non alzarsi né assetati né ubriachi."  Aristotele

I disturbi dell’alimentazione sono una vera e propria malattia che solo in Italia riguarda circa mezzo milione di persone. Maggiormente colpite sono le donne soprattutto tra i 12 e i 25 anni, anche se sono in aumento i casi di individui maschi e di persone adulte che sfogano i loro problemi sul cibo. Il DSM-IV definisce disturbi dell’alimentazione quei disturbi caratterizzati dalla presenza di evidenti alterazioni del comportamento alimentare. Questa sezione di disturbi comprende due categorie specifiche: l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa. La caratteristica essenziale comune a entrambi i disturbi è la presenza di un’alterata percezione del peso e della propria immagine corporea.

ANORESSIA NERVOSA O MENTALE
L’anoressia è la punta dell’iceberg, il sintomo di una sofferenza che ha cause psicologiche. Per questa ragione non può essere aggredito: è necessario invece cercare le cause senza tuttavia perdere di vista la gravità dei risvolti che possono mettere a rischio la vita. Il sintomo non viene soppresso ma si diluisce fino a scomparire solo quando la persona non sente più la necessità di adottare i comportamenti che ha dovuto cercare e usare come soluzione …”
Fabiola De Clercq , Donne invisibili, 1995 -Bompiani

I sintomi dell’anoressia nervosa o mentale secondo il DSM IV (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), sono i seguenti:
1) amenorrea, ossia assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi (sintomo esclusivo solo dell’anoressia)
2) rifiuto di mantenere il peso corporeo normale minimo
3) dimagrimento repentino a causa di una dieta iniziata da almeno 5 mesi
4) intensa paura di ingrassare pur vivendo la condizione fisica di sottopeso
5) distorsione riguardo a come il soggetto vive il peso e la forma del corpo (alterata percezione dello schema corporeo) che influisce eccessivamente sull’autostima
6) rifiuto di riconoscere l’attuale condizione di sottopeso
7) a volte è presente una coazione a lavarsi fino a scorticarsi con la fissazione di mandare via lo sporco.
8) tendenza a sminuzzare e nascondere il cibo
9) eccessivo investimento sul cibo, il soggetto ad esempio ne parla sempre
10) aumento eccessivo dell'attività fisica.
Il DSM-IV specifica poi due sottotipi:
Anoressia nervosa o mentale con restrizione: in questo caso il soggetto si è limitato a ridurre rigidamente l’assunzione di cibo senza adottare le modalità di condotte espulsive come il vomito, i purganti e i diuretici, o senza praticare regolarmente le abbuffate.
Anoressia nervosa o mentale con abbuffate e/o condotte di eliminazione: in questa situazione, invece, il soggetto oltre a procedere nella drastica, sistematica, meticolosa riduzione del cibo si dedica anche alle abbuffate seguite da condotte di eliminazione (vomito, clisteri, purganti, diuretici…)
 
BULIMIA NERVOSA O MENTALE
La bulimia nervosa, secondo il DSM-IV, è caratterizzata da ricorrenti episodi di “abbuffate” e da modalità inappropriate (condotte compensatorie) per smaltire ed espellere quanto ingurgitato al fine di evitare l’aumento di peso, come il vomito autoindotto, l’uso di lassativi, diuretici, o vari altri farmaci, l’eccessivo esercizio fisico, le diete troppo rigide, o addirittura i digiuni. Le abbuffate avvengono in un periodo definito di tempo (per esempio 2 ore) in cui il soggetto prova un impulso irrefrenabile, e pertanto non gestibile, a divorare il cibo e mangia molto più di quello che mangerebbe una persona normale nello stesso periodo di tempo e nelle medesime circostanze. Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano almeno due volte alla settimana per un minimo di tre mesi. L’autovalutazione della persona è fortemente condizionata dal peso e dalla forma del corpo. Il soggetto può, talvolta, avere un peso corporeo normale che trae in inganno un osservatore esterno.
Il DSM-IV specifica anche qui due sottotipi.
Bulimia nervosa o mentale con condotte di eliminazione: in questo caso il soggetto si autoprovoca il vomito e/o usa in maniera smodata e inadeguata enteroclismi, lassativi, diuretici o altri farmaci.
Bulimia nervosa o mentale senza condotte di eliminazione: in questa situazione, invece, il soggetto alterna comportamenti come il digiuno e l’esercizio fisico esagerato senza però praticare regolarmente le condotte espulsive (vomito, enteroclismi, lassativi, diuretici).

BINGE EATING DISORDER (BED) O DISTURBO DA ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA
Molto simile alla bulimia ma con condotte differenti è il disturbo da alimentazione incontrollata o Bed di cui soffrono sei donne su cento. Mangiare senza freni può capitare a tutti quando si è un po’ giù di tono, ma in questa patologia si nasconde una vera e propria sofferenza interiore che ha pesanti conseguenze sul corpo. Chi soffre di Bed prova un impulso irrefrenabile ad abbuffarsi più volte alla settimana; durante le crisi mangia un grande quantitativo di cibo in un periodo limitato (poche ore) e ha la sensazione di non riuscire più a fermarsi e controllarsi. Spesso divora il cibo anche in assenza dello stimolo della fame e a differenza del paziente bulimico dopo l’abbuffata non si sente in colpa o giù di morale perché non è ossessionata dal pensiero di ingrassare. Proprio per questo motivo se la malattia non viene curata ha gravi conseguenze, si ingrassa a dismisura fino a diventare obesi.

CARATTERISTICHE DEI DISTURBI ALIMENTARI
L’anoressia nervosa spesso è utilizzata per protestare per qualcosa, o dimostrare qualcosa. Poi diventa una sfida per scoprire fino a che punto si può arrivare.
Spesso questi disturbi si instaurano in una fase del ciclo di vita in cui ha inizio il cosiddetto "svincolo" dalle figure genitoriali che è un passaggio difficile e spesso conflittuale per i ragazzi. Le difficoltà di questo passaggio e l'emergere di una problematica alimentare fanno spesso riferimento alla relazione con la figura materna che rappresenta simbolicamente il nutrimento. Ci sono infatti bambine e adolescenti che si ammalano per il perfezionismo ossessivo delle mamme oppure per evitare la separazione dei genitori o ancora per l’assenza dei papà.
Al problema psichico di base si unisce tutta una serie di alterazioni organiche dovute ai digiuni prolungati, che impoveriscono l’organismo impedendogli di conservare la salute. La paziente anoressica solitamente perde la capacità di essere obiettiva con se stessa, e nonostante il calo ponderale non si sente mai abbastanza magra, la sua preoccupazione maggiore è studiare i trucchi per evitare di mangiare, per saltare i pasti senza che gli altri se ne accorgano, ed è ossessionata dall’attività fisica. I problemi provocati dalla mancanza di cibo spesso si complicano a causa di un altro comportamento distruttivo che è quello del vomito. Le persone con disturbi alimentari infine, spesso mangiano in modo compulsivo a causa di sentimenti che considerano difficili da trattare, e questo fatto porta a sensazioni più sgradevoli di colpa e di aumento di peso.

TRATTAMENTO DEI DISTURBI ALIMENTARI
Prima di intraprendere una psicoterapia per problematiche di tipo alimentare, è necessaria una valutazione medica in particolare se è stato perduto il 15% del peso minimo e nel caso la perdita è del 25% è necessario un ricovero ospedaliero. La valutazione medica valuta altresì la necessità o meno di trattare farmacologicamente eventuali disturbi dell'umore collegati al problema alimentare quali depressione e ansia. La persona poi deve raggiungere una adeguata nutrizione prima di esplorare i vissuti e le emozioni associati al suo comportamento alimentare e analizzare i pensieri e sentimenti legati all'immagine del suo corpo. Un successivo obiettivo importante da raggiungere è la presa di consapevolezza del legame tra sessualità e cibo e in particolare tra comportamento alimentare e paure dell'identità sessuale, di perdere il controllo degli impulsi sessuali e dell'intimità. Nei casi poi di disturbi alimentari in età adolescenziale si rivela molto utile un intervento di terapia familiare al fine di incrementare la comunicazione tra genitori e figli favorendo il riconoscimento dei rispettivi ruoli e in particolare il ruolo del paziente e del suo disturbo nell'ambito delle relazioni familiari.

Bibliografia:
DSM IV, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Masson, Milano, 2000
Giusti G., Montanari C., Iannazzo A., Psicoterapie integrate, Masson, Milano, 2001