La depressione l’intervento dello psicologo

Articolo: la depressione psicologo a Treviso e Venezia

La depressione, quando l'umore non vuol salire

L'umore e il suo tono
Oggi mi sento giù, vedo tutto nero, sono stanco non ho voglia di fare nulla... Questi sono esempi quotidiani di quando l'umore è basso.
Ma cos'è l'umore? L'umore è la disposizione interna per un certo tipo di risposta emotiva. Risposta che può essere l'allegria o la tristezza.

L'umore ha quindi una certa tonalità.
Il tono dell'umore è ciò che modula la vita emotiva dell'individuo, la corrente dei suoi affetti. Segue in genere un ciclo, ha l'andamento di un'onda che si sposta, più o meno marcatamente, da un tono alto (ci sentiamo su, eccitati, allegri) ad uno basso (ci sentiamo giù, tristi, depressi).
Il passaggio ciclico tra questi due poli è normale, fisiologico, fa parte del procedere tra differenze, che è alla base della vita.

L'umore nella persona che soffre di depressione
Per descrivere l'umore nella persona che soffre di depressione, Reda utilizza l'immagine del fiume. Quando il corso del fiume e la portata dell'acqua sono in equilibrio, abbiamo un fluire armonico che possiamo paragonare a quello dello stato dell'umore di una persona che, seppur tra le tante variazioni possibili, riesce a mantenere una sua identità, riesce a controllare questo fluire, vivendo la sua vita nel mondo.

Quando invece il fiume è in secca, l'acqua comincia a ristagnare nell'alveo del torrente, tutto appassisce, la vita attorno al fiume perde il suo equilibrio, le piante e gli animali cambiano il loro ecosistema: questo stato di cose è equiparabile all'esperienza della persona che soffre di depressione. Nella depressione il tono dell'umore ha pertanto la tendenza a rimanere basso. La persona è triste, manca di vitalità, di energia, ha una visione pessimistica della vita e un abbassamento dello slancio vitale.

Il disturbo depressivo coinvolge soprattutto il corpo, prima che la mente, riguarda cioè il sentire il proprio corpo a livello cenestesico.
La cenestesi è il complesso delle sensazioni che nascono dal funzionamento del corpo umano e che si rende evidente attraverso un senso generale di benessere o di malessere.

La sensazione cenestesica è evidente quando si chiede ad una persona: "come stai? come ti va? come ti senti?".
Si dice che la persona che soffre di depressione è una che fa fatica ad esistere, che sente il peso dell'esistenza. Fatica che è principalmente corporea tanto è vero che uno dei sintomi fondamentali è l'astenia, cioè la debolezza, la fiacca, una caduta di forze che prima di essere psichica, è fisica. Una volta, per definire tale fatica, si usava il termine neurastenia o nevrastenia (un disturbo funzionale caratterizzato da senso di debolezza e da un abbassamento generale del tono corporale e mentale), oppure il termine esaurimento nervoso.

Un'altro sintomo importante della depressione è l'anedonia ovvero la riduzione della capacità di provare piacere.
Chi è depresso prova una profonda sensazione di noia e apatia o, nei casi più gravi, di impotenza e disperazione. Tutto appare grigio e senza scopo, non riesce più a divertirsi, a provare entusiasmo per niente. Risulta compromessa anche la capacità d'amare, le persone care suscitano indifferenza oppure una sensazione di insoddisfazione e rabbia.

I tipi di depressione
Il disturbo depressivo può essere lieve, medio o grave a seconda della rilevanza dei sintomi. Si passa pertanto da sintomi quali la noia, l'apatia oppure l'irritabilità, l'essere di cattivo umore, il pessimismo, la perdita di progettualità e di speranza, fino all'incapacità di lavorare e di occuparsi di se stessi. Nei casi peggiori il depresso grave trascorre tutto il giorno a letto ed è tormentato da pensieri di colpa, di rovina, di morte e di suicidio.

L'esperienza di perdita nella persona depressa
La vita è caratterizzata da una serie di lutti, di perdite, di separazioni che hanno tuttavia una funzione maturativa, si perdono infatti persone, condizioni, luoghi, ma se ne acquistano altri, si reinveste di nuovo e si trova senso ricucendo le varie esperienze.
Nella persona depressa invece l'esperienza di perdita (che può essere di una persona cara, del lavoro, dello stato di salute, etc.) fatica ad essere elaborata attraverso il lavoro del lutto. La ferita della perdita pertanto fatica a rimarginarsi.
Il lavoro del lutto, che rappresenta a livello psicologico quello che a livello fisico è rappresentato dal processo di cicatrizzazione, è rallentato e la vita pertanto si ferma.
Nel depresso vi è infatti una eccessiva identificazione con l'oggetto perduto che può essere il rapporto di coppia, il lavoro, la salute, la felicità dei figli, l'efficienza, etc. La persona depressa pertanto è convinta di poter esistere solo se l'oggetto per lei importante, esiste. Questo vissuto può portare nei casi più gravi fino al suicidio.

Relazione con la persona depressa
Risulta importante, per chi vive accanto ad una persona che soffre di disturbi depressivi, individuare innanzitutto i principali indicatori di depressione che sono rappresentati da: abbassamento del tono dell'umore per buona parte della giornata, facilità al pianto, verbalizzazione di sentimenti di tristezza, abbandono e pensieri di tipo pessimistico, diminuzione degli interessi e del piacere per le attività un tempo gradite, perdita di peso, insonnia o ipersonnia, sentimenti di autosvalutazione e di colpa eccessivi e inappropriati, agitazione o il suo contrario rallentamento psicomotorio, ridotta capacità di pensare e concentrarsi, pensieri ricorrenti di morte e/o ideazioni suicidarie.

L'atteggiamento più appropriato quando ci si trova di fronte ad una persona che soffre di tali disturbi è quello di deresponsabilizzarla e decolpevolizzarla, durante tutta la fase acuta non si dovrà incoraggiarla, né si dovrà sollecitarla negli impegni.
È invece utile proteggerla dalle tante stimolazioni che potrebbe ricevere e aiutarla a regredire lasciando che siano gli altri ad occuparsi di lei.

La persona depressa è infatti passiva, ha un basso livello di energia fisica e psichica e si autopercepisce come impotente. Per questo se non ci sostituiamo a lei, quando proverà a fare qualcosa finirà con il fallire facilmente, aumentando ancora di più il suo senso di inadeguatezza.
Il proporle di sospendere temporaneamente la sua partecipazione alle attività di vita quotidiana per prendersi maggiormente cura di se stessa, permetterà alla persona di sentire che c'è qualcuno che si interessa a lei, che la sua è una condizione di sofferenza reale dalla quale tuttavia è possibile guarire.

Terapia della depressione

Al fine di favorire il riequilibrio del tono dell'umore risulta molto utile intraprendere un percorso di psicoterapia. L'utilizzo dei farmaci che costituiscono una risposta relativamente veloce alle sofferenze della persona, si rivela indispensabile soprattutto all'inizio, poiché permette di far uscire la persona depressa dal profondo stato di apatia, dandole la possibilità di riprendere al minimo le attività quotidiane e la motivazione necessaria a proseguire un trattamento psicoterapico.

Gli obiettivi sui quali lavorare in un percorso di psicoterapia in genere sono: aumentare la frequenza delle attività piacevoli, aumentare i contatti sociali, imparare a manifestare apertamente e spontaneamente la gioia, imparare a stimare in modo più reale successi e fallimenti, imparare a concedersi dei riconoscimenti, aumentare il livello di energia vitale quotidiana, ridurre la quantità di tempo occupata in attività sedentarie, ridurre i periodi di tristezza e pianto, imparare a scegliere in modo responsabile e soddisfacente e sviluppare il senso dello humor.

Una parte importante poi della terapia è dedicata a capire le cause della depressione per dare senso all'esperienza ed integrarla nel proprio percorso di vita.
Gli obiettivi sono pertanto quelli di imparare ad esprimere e chiarire i propri sentimenti disturbanti, esplorare le reazioni agli abbandoni, alle separazioni e alla solitudine, prendere consapevolezza e verbalizzare i propri vissuti di rabbia, individuare i pensieri disfunzionali che scatenano la depressione ad esempio il pensiero polarizzato (vedere la vita senza le gradazioni, solo in bianco o nero), la personalizzazione (ogni cosa è riferita alle proprie colpe), l'astrazione selettiva (ipergeneralizzare alcuni dettagli assolutizzandoli), l'inferenza arbitraria (giungere direttamente a conclusioni, spesso negative, anche senza prove evidenti), soprageneralizzazione (il fallimento in una qualsiasi attività è il fallimento di tutta l'esistenza della persona).

Un altro obiettivo utile è quello di prendere consapevolezza del proprio sistema di valori perché se la persona non sta vivendo in accordo con esso, ciò potrebbe contribuire allo stato depressivo.
È altrettanto importante che la persona impari a contattare le proprie emozioni adattive primarie e a convalidarle.

Le emozioni primarie e secondarie
Le emozioni primarie sono quelle che nascono nel qui e ora e rappresentano la risposta diretta alla situazione attuale. Supportano l'azione costruttiva ed efficace, sono semplici e non hanno bisogno di elaborate descrizioni, portano ad un senso di tranquilla sicurezza e rafforzano la persona.
Le emozioni secondarie invece vanno individuate per essere eliminate.
Esse sono infatti orientate a convincere se stessi e gli altri che non è possibile intraprendere alcuna azione efficace e rendono pertanto la persona impotente, debole e fragile.

È utile inoltre diminuire progressivamente eventuali comportamenti di abuso di alcol o di droghe.
A volte infatti basta smettere tali comportamenti di abuso per circa due mesi perché alcuni sintomi della depressione si attenuino.
Risultano efficaci infine dei semplici esercizi di rilassamento da eseguire quotidianamente al fine di aiutare la persona a riprendere il controllo della propria esistenza.

Ad esempio quello di sedersi in posizione comoda su di una sedia o poltrona con spalliera; chiudere gli occhi; posizionare la pianta dei piedi saldamente a terra; sentirsi solido e ancorato a terra; porre le mani sulle cosce; respirare regolarmente col diaframma espandendo e contraendo l'addome; porre attenzione al respiro e ai movimenti dell'addome; ripetere mentalmente durante ogni ciclo respiratorio: "con questa inspirazione rilasso il mio corpo, con questa espirazione rilasso la mente".

Conclusioni

A volte ci sembra di aver esaurito ogni energia; invece la nostra energia non si esaurisce, circola, dall'istante del concepimento fino a quello della morte. Compie il suo percorso naturale attraverso il labirinto ermetico del nostro corpo e della nostra mente, fino a quando incontra un ostacolo.
Allora inciampa, non continua più il suo percorso, devia e si disperde.
In questo caso diciamo di essere esausti, di non avere più energia. Invece l'energia c'è, solo che le impediamo di servire nel modo più appropriato al nostro benessere e obbligandola a deviare, la indirizziamo contro di noi.

La depressione pertanto, se affrontata in questa prospettiva, può trasformarsi in un'opportunità per ampliare il nostro livello di autoconoscenza e imparare ad utilizzare al meglio il nostro potenziale al fine di vivere un'esistenza sempre più piena e soddisfacente.

Indicazioni di biblioterapia

  • Chapman E.N. (1995), "Ottimisti si diventa", Angeli, Milano

  • Seligman M.E.P. (1996), "Imparare l'ottimismo", Giunti, Firenze

  • Dyer W. (1991), "Le vostre zone erronee", Rizzoli, Milano

  • Dyer W. (2010), "Come fare miracoli nella vita di tutti i giorni", Tea, Milano

Bibliografia

  • Reda G.C., "Trattato di Psichiatria", USES, Firenze, 1982

  • Giusti G., Montanari C., Iannazzo A., "Psicoterapie integrate", Masson, Milano, 2001

  • Bertherat T., Bernstein C., "Guarire con l'antiginnastica", Oscar Mondadori, Milano, 1993